Presupposti L’86° Giro d’Italia ripropone in grande stile il Sud del Paese, dove quest’anno la corsa prende il via e si sofferma a lungo.
È un doveroso tributo a zone incomparabili per bellezza e tradizioni, dopo le scelte tecniche e logistiche della scorsa edizione
che avevano privilegiato la dimensione europea della “corsa rosa”. Come sempre il Giro alterna tappe impegnative a frazioni
di media difficoltà. Propone cinque arrivi in salita bilanciati dagli oltre 80 chilometri che il cronometro, giudice unico, soppesa.
Conferma i due giorni di riposo. È corsa che si vuole, come già nelle ultime edizioni, aperta sino all’ultimo, quando Milano –
sede tradizionale dell’epilogo – ritroverà il fascino di una tappa a cronometro chiamata a designare il vincitore finale. La partenza
Il percorso Sabato 10 maggio si parte da Lecce, una città che ammalia per i suoi scorci classici e le vestigia di un passato glorioso,
ma non si confina certo a centro museale. È luogo attivo, dinamico, come l’intera terra cui fa da riferimento.
Per questo il 10 maggio il Giro muove dal capoluogo alla scoperta delle bellezze del Salento, per fare poi ritorno a Lecce,
dove si assegna la prima maglia rosa. Anch’essa sprintata, in tono con la città, dopo 192 km a passo di carica. Da Copertino
l’indomani si muove in direzione di Matera. Frazione senza sussulti, con il solo strappo di Montescaglioso. Lunedì 12 si va da
Policoro verso Terme Luigiane, che propone un’ascesa finale di comodo, 11,5 km con pendenze non da brivido (media 3%).
Una frazione che potrebbe registrare piccoli sussulti e proporre un finisseur, vale a dire un uomo da colpo di mano nell’estremo
finale. Da Terme Luigiane, martedì 13, ci si porta a Vibo Valentia. In menu la cresta di Zungri, una salita che non fa male.
Senza scossoni, peraltro possibili, nuovamente un esercizio conclusivo allo sprint. Oltrepassato lo Stretto, da Messina
mercoledì 14 si procede verso Catania affrontando la portella Mandrazzi, una salita certamente lunga (quasi 25 km) ma agevole
nelle pendenze (media 4%). Tappa buona per gli ardimentosi, quelli che la corsa sanno inventarsela. Trasferimento e riposo
coincidono, giovedì 15, con la ripresa delle ostilità da Maddaloni, venerdì 16, per raggiungere Avezzano. Tappa lunga (218 km),
ma senza particolari difficoltà, perché tale non può essere considerato il Valico di Monte Salviano. Il finale propone i Piani del Fucino.
La settima tappa porterà i corridori da Avezzano al Terminillo (Campoforogna) e procederà alla prima scrematura del gruppo. Lungo
i 16,1 km di salita ci sarà spazio per le ambizioni di tutti, anche se i verdetti della montagna reatina saranno in ogni caso interlocutori.
Niente di ultimativo dopo il primo arrivo in quota, soltanto una classifica mossa, verosimilmente con distacchi finalmente in doppia cifra.
Domenica 18 si va da Rieti ad Arezzo, passando per la Forca dell’Arrone. Tappa di riflessione, lunga 217 km, quanto basta per
sollecitare i coraggiosi. La tappa che segue, tutta toscana, propone i dolci declivi collinari: si va da Arezzo a Montecatini Terme,
dove lo striscione d’arrivo aspetta i velocisti. Tappa dalle molte insidie, la decima, in programma martedì 20: da Montecatini
Terme a Faenza è un continuo saliscendi con due ascese degne di nota, utili a chi accenderà le polveri: il Colle di Casaglia è
un bell’ostacolo, lungo 18,3 km con pendenza media del 4%, cui segue una montagna storica del ciclismo, il Valico del Trebbio,
pendenza media del 6,85, situato abbastanza vicino all’arrivo. Tappa tutta da ammirare, soprattutto se i corridori se ne
approprieranno, dal punto di vista agonistico, lungo i 200 insidiosi chilometri. Il giro di boa del Giro, il metà gara, coincide
con la frazione Faenza-San Donà di Piave in programma mercoledì 21. Una tappa del tutto agevole, a vantaggio dei cacciatori
veloci di traguardi, con o senza “treni” che li portano in prossimità dello striscione d’arrivo. Attesissima per un inedito che sarà
difficile dimenticare, lo Zoncolan, la frazione con arrivo in quota (e partenza da San Donà di Piave), in programma giovedì 22 maggio.
Una tappa, la dodicesima, che promette di rivoluzionare la classifica. Se sino a quel giorno avremo assistito a scaramucce, la prova
della verità per gli scalatori si svilupperà lungo tre ascese: la Fuessa, ragguardevole ostacolo (10,6 km di salita con pendenza media
ll’8,7 %), la Sella Valcalda (6,6 km con il 6,15% di pendenza media) e soprattutto il Monte Zoncolan che è chiamato a una bella setacciata.
Il Giro affronta per la prima volta questa salita, che è un autentico spauracchio: lungo i 13,3 km la pendenza media è di rilievo (9%) ma ci
sono tratti - al 19% e al 22% - che impressionano. Sullo Zoncolan l’imperativo categorico per chi va forte a cronometro è salvare la gamba.
L’indomani, si va da Pordenone a Marostica, per una tappa destinata a ripristinare le molte energie perdute in montagna: una frazione
salutistica, breve (155 km), con il solo strappo della Rosina e un circuito finale da inanellare tre volte nello scenario davvero unico della
città consacrata agli scacchi animati. Ma la partita in bicicletta è di tutt’altro genere, è fatta di poco tatticismo e di molta azione. Nuovo
tappone, anzi il tappone, in programma sabato 24: da Marostica si procede verso l’Alpe di Pampeago, con un altro arrivo in quota che
mette insieme molte montagne sacre del Giro: si comincia con i 23,1 km del Passo Rolle (pendenza media 5,5), i 6,8 del Valles
(pendenza media 7,1%), i 5,8 km del San Pellegrino (pendenza media del 9%) per arrivare, ultima deliziosa fatica, in cima all’Alpe
di Pampeago, dopo 8,9 km con pendenza media del 9,6. La classifica rifletterà, dopo quella frazione, i valori in campo, senza alcun
dubbio. E ci sarà chi, senza colpe, uscirà di scena, abbandonando i sogni di successo. Per una volta l’Alto Adige, domenica 25,
si consacra a una frazione a cronometro che porterà i corridori da Merano a Bolzano: 42 chilometri per stabilire una prima graduatoria
sul passo, con gli specialisti montani chiamati in difesa del loro presumibile margine. Contano i nervi saldi, siamo alla vigilia dell’ultima
settimana. Da Arco di Trento si procede, tutto d’un fiato, verso Pavia, per 207 km, dopo di che i dintorni, in particolare Salice Terme,
diventeranno luogo di ricreazione per un giorno. Riposo davvero meritato, martedì 27, in prossimità degli impegni di rilievo che attendono
i corridori negli ultimi cinque giorni di gara. Mercoledì 28 si va da Salice Terme ad Asti per una sgroppata di soli 130 km, allegro anticipo
di una frazione di grande impegno, quella che giovedì 29 porta i corridori dal Santuario di Vicoforte a Chianale: 175km che includono il
colle di Esischie (20,6 km di salita con pendenza media del 7,5%), il Sampeyre (16,4 km all’8,3%) e la salita che porta a Chianale, ultimo
ostacolo al 4,14%, lungo i 20 km conclusivi della frazione. Diciannovesima tappa, venerdì 30 maggio, da Canelli alla Cascata del Toce.
La frazione più lunga, 236 km, con un altro arrivo inedito poco a sud del confine con la Svizzera. È l’ultimo traguardo in quota lungo la salita
di 18,3 km che a quel punto sarà molto selettiva, per le energie quasi al lumicino di non pochi protagonisti. Una fiammata, l’ultima, riservata
ai velocisti, nella sgroppata di salute che, sabato 31 maggio, porterà gli atleti da Cannobio a Cantù, lungo 122 km pieni di verde e di
saliscendi agevoli. L’ultimo acuto, domenica 1° giugno, lo riserva la cronometro: si va dall’Idroscalo a Milano, come a dire dalla periferia
al centro storico della città, affrontando le insidie di 42 km contro il tempo. |